“Chi sono i vostri psicoanalisti?”
Dalle parole di Freud, Lacan, Di Ciaccia e Miller: sintomo,…
L’amore punta, si indirizza all’essere stesso, ovvero a quanto nel linguaggio sfugge di più.
J. Lacan
Nella clinica incontriamo spesso persone che vengono a parlare della propria relazione, di una crisi, di una rottura.
Che cos’è una rottura?
Se intendiamo parlare di un oggetto, si riferisce a una parte danneggiata o frantumata, che ne compromette l’utilizzo. Una tazza, ad esempio, può cadere, creparsi, perdere un pezzetto, rompersi. L’intero che si spezza porta traccia di rottura, la tazza non tornerà intatta.
Una relazione non va a costituire un intero, sebbene il discorso amoroso che ascoltiamo possa farlo pensare: le due parti tendenti a fare uno, il proprio sentire come quello dell’altro, la stessa lunghezza d’onda, un completamento. Sono immagini, forse anche desideri.
Probabilmente l’inizio di una relazione, in verità, porta il segno di un incontro, una sorpresa, uno stato di gioiosità e desiderio. Quando guardiamo un film sentimentale, riconosciamo, ricordiamo sensazioni di quel primo incontro. Con il passare del tempo, riusciamo a dimenticare, oscurati da dissapori o altro.
Cosa va ad intaccare l’immagine iniziale di perfetta fusione e completamento, come si arriva alla rottura in una relazione?
Chi lamenta che l’altro dovrebbe capire, non si impegna.
Chi dice che l’altro non vede o guarda fuori, oltrepassa un limite, non si controlla, è assente.
C’è un discorso della coppia in crisi, un lamento, a volte recriminazione, che girano attorno a tali tematiche. Ci sono delle rotture, uno dei due che si stacca o entrambi, l’amore che lascia spazio all’altra faccia, quella dell’odio.
Per amare occorre essere due, due differenti vedute e modi di sentire. Questo complica la faccenda. La faccenda si complica enormemente per opera del linguaggio, parole, malintesi, posizioni differenti, maschile e femminile.
Lacan ci insegna che si tratta di un incontro marcato da una impossibilità, una impossibilità già scritta, che non può che avvenire. Tuttavia, qualcosa dell’amore può verificarsi in modo inatteso, interrompere per istanti l’impossibilità, le parole d’amore, sorprendentemente, lo fanno.
Amare non restituisce l’intero, dopo la crisi o la rottura.
Credervi è dell’ordine del coraggio, volerne sapere qualcosa, dell’amore, della mancanza, della impossibilità, del male inteso, dell’alterità in colui che abbiamo di fronte. Essere presenti al proprio modo di accogliere tale alterità, al ricordo del proprio incontro, a quella congiunzione di punti che ci avevano fatto desiderare, a uno sguardo, parola o gesto.
Possono due trovare la propria singolare soluzione a un incontro che non si scrive?
Il lavoro psicoanalitico è una preziosa risorsa che mette al lavoro ciascuno riguardo la propria implicazione in una crisi o rottura.
Dalle parole di Freud, Lacan, Di Ciaccia e Miller: sintomo,…
Una riflessione psicoanalitica sulla rottura nella relazione, tra crisi di…
Un viaggio tra psichiatria, psicoterapia e psicoanalisi per capire come…
Il corpo parla anche nel silenzio del sintomo: la psicoanalisi…
© Michela Gorini Psicoterapeuta Psicoanalista Psicologa | P.iva 02397670411 | Iscrizione Albo Psicologi Marche n.1506