Psichiatra, psicoterapeuta, psicoanalista: chi scegliere?

Psichiatra

Lo Psichiatra è un medico specializzato nella salute mentale; dopo la laurea in Medicina e Chirurgia ha conseguito una specializzazione quadriennale in Psichiatria. La psichiatria lavora per distinguere sottilmente tra una patologia e l’altra con lo strumento del DSM, Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, e si avvale di una precisa formazione e conoscenza farmacologica, per poter valutare l’uso di farmaci ove alterazioni fisiologiche e chimiche nell’emisfero cerebrale si accompagnino a sintomi, idee o pensieri disabilitanti, invadenti, insopportabili. L’intervento farmacologico può essere utile in situazioni ove urgente ripristinare una vivibilità nella propria quotidianità. Il lavoro psicoterapeutico resta in ogni caso il trattamento elettivo dove poter trattare il senso psichico soggettivo di tali alterazioni.

Quando rivolgersi a uno psichiatra?

In situazioni di urgenza che stanno oltrepassando un limite, quando vi è necessità di un limite esterno immediato, un ausilio farmacologico anche temporaneo, preludio o accompagnamento ad un percorso psicoterapeutico.

Psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta è uno psicologo, che ha conseguito la propria laurea quinquennale in Psicologia (o triennale + magistrale), ha sostenuto l’esame di stato per l’abilitazione alla professione, ed è iscritto all’Albo degli Psicologi. Ha successivamente conseguito un diploma di specializzazione in un istituto di formazione quadriennale in Psicoterapia, tra le scuole autorizzate dal Murst. Ogni istituto di formazione in Psicoterapia discende da una scuola teorico-clinica di riferimento differente. Scegliere uno psicoterapeuta nell’oceano delle tipologie di formazione esistenti può essere arduo. Qui vi parlerò della mia formazione, in PSICOTERAPIA AD ORIENTAMENTO PSICOANALITICO.

Quando rivolgersi a uno psicoterapeuta?

Per un malessere che non si sa spiegare, una crisi, un senso di vuoto o di troppo, momenti di angoscia, un disagio che richieda un ascolto dedicato e un lavoro di parola, per ritrovare le proprie risorse e ricollocare il senso della propria esistenza.

Psicoanalista

La psicoanalisi è una specializzazione in psicoterapia di stampo psicodinamico. Un istituto formativo in psicoterapia psicoanalitica richiede generalmente allo specializzando una analisi personale, oltre che supervisioni cliniche costanti sui casi che il professionista ha in carico. Ciò significa che lo psicoanalista, prima di lavorare col paziente va a lavorare su di sé, le proprie questioni aperte, la propria logica inconscia, ciò che lo muove al sapere e alla cura. Questo consente una messa al lavoro costante su ciò che si manifesta in seduta con il paziente e una precisa posizione, che esclude la soggettività dello psicoanalista dal trattamento, ad evitare manifestazioni controtransferali.

Quando rivolgersi a uno psicoanalista?

- Per saperne di più sulla propria implicazione nelle cose, sul proprio desiderio inconscio, le difese e angosce, pensieri pressanti, smarrimento, dolore e ripetizione, tutto ciò che sembra insostenibile.
- Per trasformare i propri sintomi in punti di forza e risorse.
- Per vedere ciò che fino ad allora non si intendeva.
- Per fare esperienza di ciò che ci rende soggettivamente vivi, liberi da condizionamenti altrui, identificazioni, ingabbiamenti, doveri.

Il lavoro psicoanalitico

La psicoanalisi parte con la parola e ha effetti sul corpo e sulla propria esistenza. Il sintomo è ciò che si soffre, ciò che si manifesta nel corpo o nel pensiero. Quando lo si racconta, lo si lamenta, ci si accorge che è qualcosa che parla di sé, mascherato di segni non comprensibili ad un linguaggio logico, ricco di elementi inconsci, criptati, forme e formule di linguaggio, innesti sul corpo. È una lingua propria e singolare, costruita, stratificata, rimossa, ripetuta. Che ci costringe a svegliarci, con dolore, a volte con stupore. Potremmo dire che il sintomo è una possibilità, che ci viene offerta dal nostro inconscio, per osservare e scoprire qualcosa di prezioso che ci riguarda. Parlarne, promuove risorse che parevano assopite. Non ci sono sintomi per cui andare da uno psicoanalista e sintomi per cui non sia opportuno, né età predefinite per le quali sia opportuno o meno un trattamento psicoterapeutico o psicoanalitico di un certo tipo. Il medium è la parola, in psicoanalisi si incontra un ascolto radicale e profondo di sé, si ascolta qualcosa già lì, che si è scritto nel nostro tempo e modo di esistere. La psicoanalisi non propone strategie per eliminare i sintomi, non propone consigli dettati da un ideale esterno prestabilito, cosa sia appropriato, giusto, curativo. Lo psicoanalista ascolta, tra le righe dei detti del paziente, ascolta con attenzione precisa al dettaglio, lascia emergere le modalità che tale soggetto si è costruito per stare al mondo e mettersi in relazione. Non c’è un Altro, per lo psicoanalista, né tantomeno sarà lui stesso ad incarnarlo, dotato di un sapere a priori sul paziente su ciò che sia opportuno o meno, qualcuno che possa dare giusti consigli o programmi terapeutici in sequenze prestabilite. Lo psicoanalista non conosce a priori la causa del desiderio che muove un soggetto. Lo ascolta, lo invita alla parola, al racconto della propria storia, per costruirne una versione inattesa. Il trattamento della parola ha effetto immediato sul corpo e sui sintomi. Ecco perché possiamo dire che la psicoanalisi è una esperienza, è il proprio più prezioso intimo da scoprire, che ci attende là, nello studio di uno psicoanalista. La causa è ubicata in questa zona, che S. Freud ci ha insegnato come inconscio, ed è là che si muove e ci accompagna. Il perimetro inconscio trattiene elementi della nostra storia, emozioni e affetti, paure, angosce. Rimuove, soleva dire S. Freud, qualcosa di inaccettabile alla coscienza vigile. Poi lo lavora, lo arricchisce di elementi per noi enigmatici, che si associano in catene di linguaggio, intrecci di parole e relazioni che ci hanno preceduto, accompagnato, lasciato. Quegli intrecci riemergono parimenti in seduta, sotto forma di parole, silenzi, lapsus, sogni, atti. In una analisi la sofferenza iniziale diventa una domanda di sapere su di sé, esperienza di rinnovata consapevolezza, l’incontro con la mancanza insita all’essere umani e viventi in un mondo di relazioni e linguaggio da dove abbiamo iniziato il nostro viaggio.

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